Questa Inter è una bolla

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Updated: febbraio 8, 2017

Il derby d’Italia ha lasciato dietro di sé polemiche destinate a non esaurirsi fino a fine campionato; premettiamo che la conduzione di Rizzoli ha lasciato a desiderare e che sugli sviluppi del calcio d’angolo tanto incriminato non c’era un rigore, bensì due. Premettiamo anche che, come amano dire gli esperti, “l’Inter ha giocato alla pari per un tempo”. Accontentati i fan delle banalità, cerchiamo di capire le prospettive della squadra guidata dall’ allenatore più sopravvalutato degli ultimi tredici anni. Come evidenziato in uno dei precedenti articoli, Pioli è stato accolto dalla stampa cortigiana come un eroe delle cinque giornate, difensore della purezza del calcio italiano. In tre mesi infatti i tanto amati concetti di pragmatismo, ordine ed equilibrio sono tornati a far rima con Inter, squadra lontana da quel concetto di pazzia tanto caro ai suoi tifosi. Le sette vittorie consecutive hanno quindi dato ragione a un tecnico che, filosoficamente parlando, preferisce Kondogbia a Banega. Qualcuno potrà replicare che con De Boer non si faceva che perdere, ma chi ora vi scrive risponderebbe volentieri con un chissenefrega. Se arrivare quinti a fine stagione vi fa così tanto godere tenetevi/teniamoci (ahimé, quale ammissione!) Pioli, il normalizzatore, colui che ha “sistemato” la difesa, abbassato il baricentro, ridotto il possesso palla e puntato sulle singole giocate dei numerosi talenti dalla trequarti in su. I progetti estivi di lungo periodo, di calcio offensivo/totale sono finiti nel dimenticatoio.
Godiamoci il suo conservatorismo, la sua faccia italiana furba di chi crede che cambiare modulo il giorno prima della gara sia l’essenza di questo sport, salvo poi scoprire che se varchi la frontiera ti fanno un culo così con il 3-5-2, l’8-1-1 o il 2-6-2.
Ma oggi applaudiamo tutti Stefano Pioli – i cui titoli in carriera mi sfuggono –  che ci ricorda quanto siamo retrogradi, quanto siamo perdenti.

M.C.

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