Lettera d’amore…

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Updated: marzo 10, 2017

La Roma non si discute, si ama. Era il 17 giugno. No, non quel 17 giugno ,non ancora. Era il 17 giugno del 1951, e la Roma era appena retrocessa in Serie B; Renato Rascel, in scena al Sistina, sale sul palco e, tra le lacrime, sue e del pubblico, annuncia: “Signori, da questo momento la Roma è in Serie B! Ma la Roma non si discute, si ama”. Si ama. Si ama. Non è slogan, non è modo di dire; è il Manifesto del romanismo. Marinetti chi? Quel giorno, quel 17 giugno, molti romanisti riempirono le strade di Roma, di giallorosso vestiti, urlando “Viva la Roma!”; perché la Roma era nata grande, e grande restava. Anche in Serie B. E lo diceva la sua gente, cosi al Sistina, come per strada. Aristocratici e popolari. Sangue e oro, come i nostri colori. Era il 17 giugno del 1951, ma poteva benissimo essere il 17 giugno di cinquant’anni dopo; l’amore era sempre quello.

A quasi 65 anni di distanza da quel giorno, possiamo ancora dire che l’amore è sempre quello? Nel frattempo sono nate le radio che parlano della Roma, molte volte a sproposito; i social, dove per un paio di mi piace si danno giudizi e si antepone il proprio ego a tutto. Anche alla Roma, anche all’amore. Per cui molto spesso si parla (o si scrive) tanto per riempire la pagina, o la trasmissione, o per fare notizia laddove notizia non c’è; e c’è chi quelle pagine le legge, quelle trasmissioni le ascolta, e ripete a pappardella cose non vere e totalmente inventate; il campionario è vasto, si va dai massoni Baldissoni e Sabatini a Pallotta che è “american straccion”, dalle continue liti Totti-Spalletti alle cicatrici di Danielino De Rossi. Si dice che la Roma ha “due coppette, a che ce serve er museo?”, col sorrisetto di chi la sa lunga. Si calpesta la Roma, quella che dovrebbe essere la propria fede, la propria passione; e si calpestano le persone che la Roma la amano per davvero. Tutte queste persone si definiscono tifosi della Roma; sono effettivamente tali? Non è ciò che dici di essere, ma ciò che fai a definirti. Ma non tutti sono cosi; anzi, in pochi sono cosi. Ci sono ancora i tifosi della Roma, e ci saranno sempre, quelli che tifano e amano, amano e tifano, che rispettano chi ha l’ha amata e chi la ama, chi la difende e la onora. E se si deve criticare si critica, ma sempre per il bene della Roma; che poi, se la ami, è il tuo di bene. Ad oggi, 9 marzo 2016, la Roma è seconda in campionato, stasera va a Lione a giocarsi l’andata degli ottavi di Europa League, e ha una semifinale di Coppa Italia da ribaltare; ha un presidente e dei dirigenti che hanno dato vita al sogno che fu di Dino Viola e Franco Sensi; un presidente e dei dirigenti che hanno istituito la Hall of Fame, e hanno dato vita a molte altre iniziative che mostrano rispetto verso la storia della Roma, verso chi la Roma la ama; ha una squadra forte con giocatori forti, che ha fatto il record di vittorie consecutive in casa, superando la Roma del Barone e quella di Testaccio; un allenatore che ama la Roma, ama i suoi tifosi (che poi è la stessa cosa) e sta facendo di tutto per ingrandire quella bacheca (che non ha “du coppette”, ma 1 Coppa Coni, 1 Trofeo anglo-italiano, 1 Coppa delle Fiere, 3 scudetti, 9 Coppe Italia e 2 Supercoppe Italiane, e soprattutto miliardi di brividi, emozioni e sogni che nessuna bacheca potrà mai contenere). E’ vero che basta tifare la Roma per esserne orgogliosi, ma viviamo un momento storico in cui possiamo esserlo ancor di più, per tutti questi motivi: i nostri nonni sono scesi per strada a gridare “Viva la Roma” dopo una retrocessione in Serie B, ed è anche per questo che siamo risaliti subito in Serie A la stagione successiva (unica promossa in un campionato a 22 squadre), perché c’era il sostegno della gente. C’è dunque adesso bisogno del nostro sostegno, serve che l’Olimpico torni a riempirsi, senza barriere, né materiali né ideologiche; solo cosi, con l’affetto della gente, il secondo posto diventerà scudetto, sarà ribaltata la semifinale di Coppa Italia, e andremo in fondo in Europa. E se cosi non sarà, rimarranno comunque le emozioni, i sogni, i sentimenti, che valgono più di qualsiasi retrocessione e di qualsiasi Coppa . Avete fatto caso a quante volte in queste righe avete trovato la parola amore? Quando si parla di Roma non si può non parlare d’amore, semplicemente perché sono la stessa cosa. Si ama.

Emanuele Taraborelli

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