Gli ultimi giorni di un’epoca

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Updated: maggio 29, 2017

Nei giorni che segnano la fine di un’era dorata del calcio e di una generazione di campioni indimenticabili, tutto il mondo ha chinato il capo davanti all’ultima bandiera, l’ultima colonna di un tempio senza più reliquie, né divinità. In quella che ad alcuni sembra un’Apocalisse dello sport anche gli avversari di sempre, dopo un quarto di secolo di rivalità e odio (agonistico e non), hanno reso omaggio all’ultimo eroe di un vecchio modo di pensare il calcio, al passato che va via e non torna più.

A sette giorni dal Ragnarock, lo striscione che appare in curva Nord durante Lazio-Inter è del tutto inaspettato. Credo che sia stata una bella iniziativa, un tributo semplice, fiero e sincero, che fa onore agli Irriducibili; invece per alcuni è stato un gesto fuori luogo, una concessione troppo grande per un acerrimo avversario con cui non ci si è mai risparmiato un colpo; per altri si è trattato di vera e propria ipocrisia, nonché dell’ennesima presa in giro, in quanto solo i tifosi della Roma hanno il diritto e il privilegio di omaggiare il loro Capitano.

E poi la sorprendente pubblicazione della lettera, un ultimo saluto breve, ironico, con qualche punta di patetismo; e anche qui nascono parecchie polemiche, perché lo sfottò è evidente, ma sacrosanto, e perché si tocca l’argomento del difficile rapporto tra il Capitano, la società e i tifosi. E qui il tifoso della Lazio ha davvero poca voce in capitolo, visto che se è vero che non sono mai mancate le bandiere, è vero anche che, soprattutto in tempi recenti, i capitani durano poco e sono facilmente rimpiazzati dai loro luogotenenti. I numeri di Piola, Wilson, Nesta e Rocchi non tengono davanti a quelli del Capitano della Roma, sempre presente, inossidabile, irrinunciabile. Sull’altra sponda del Tevere l’episodio di Candreva, cui era stata promessa la fascia da capitano per poi cingere il braccio di un altro giocatore, parla da solo.

No, nessuno avrebbe trattato Totti meglio dei tifosi della Roma, un popolo che si è sempre stretto intorno al suo simbolo, alla sua quintessenza, al suo re; lo ha sempre difeso e rispettato fino alla venerazione. E i tifosi di qualunque altra squadra possono solo invidiare i romanisti per aver gridato per 25 anni il nome di Totti.

Quando arriva l’ultimo giorno, tutti gli amici fanno corona intorno al Re di Roma, tutti vogliono far sentire la loro vicinanza nell’ora dell’ultima battaglia del gladiatore. Avrei voluto scrivere un bell’articolo su Francesco Totti, per tutto quello che ha significato non solo per la Roma o per il calcio, ma anche per me. Preferisco lasciare la parola a chi ne ha più diritto. In ogni caso il calcio da oggi in poi avrà un valore diverso per tutti. Una stirpe di miti del pallone si è estinta; la mia speranza è che il loro valore, il loro esempio e le loro imprese sportive non vadano perduti, ma vengano ereditati dalle nuove generazioni, dai nuovi campioni per cui faremo il tifo. Francesco Totti è stato sicuramente il più grande e il più limpido di questi esempi.

Luca Casotto

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