La regina resta sul trono d’Europa

By
Updated: agosto 20, 2017

La sfida che potrebbe essere verosimilmente la prossima finale di Champions League comincia con due grandi assenze: da un lato Zidane sceglie di far scendere in campo il suo Real Madrid senza il suo uomo più forte, Cristiano Ronaldo, che non al massimo della condizione sarà leader dalla panchina per ben 80 minuti; dalla sponda inglese invece non abbiamo più la possibilità di veder giocare Rooney, e forse a qualcuno farà un certo effetto assistere ad un incontro tanto importante senza quella che è stata l’anima dei Red Devils per tanti anni.

Nonostante ciò la partita si rivela di qualità: all’inizio emerge la finezza del palleggio dei giocatori del Manchester United, poi il bel momento degli inglesi si rivela un fuoco di paglia appena sale in cattedra Casemiro, che in 8 minuti prende una traversa con un inserimento di testa, poi conclude alto da fuori area e infine trova il gol grazie alla bella apertura di Carvajal sul filo del fuorigioco. Il Real domina e arriva all’interruzione inedita del 30° meritatamente in vantaggio. Il Manchester torna dalla pausa più convinto e ci prova, alzando il pressing e mostrando i muscoli con Lukaku, ma non riesce mai ad impensierire seriamente Keylor Navas. Nel secondo tempo è ancora il Real Madrid ad andare all’attacco con il bel tiro di Kross e subito dopo con l’inserimento di Marcelo, poi va ancora a segno grazie all’utilissimo possesso palla di Benzema nei pressi della bandierina dell’angolo e al bello uno-due di Bale e Isco, finalizzato da quest’ultimo, che manda all’aria la difesa del Manchester. Due minuti dopo Lukaku spreca l’occasione per accorciare le distanze; invece l’ingresso di Fellaini risulterà azzeccato e determinante per ricostituire un centrocampo fino a quel momento non pervenuto: e allora dopo la clamorosa traversa piena di Bale gioca solo lo United, fino ad accorciare le distanze con Lukaku grazie alla ribattuta sul tiro di Matic che Navas gli consegna sui piedi. A questo punto cala la concentrazione degli uomini che creano il gioco nel Real Madrid, che quindi si limita a difendere e prova a ripartire in contropiede senza successo, mentre Rashford spreca l’occasione di pareggiare. Più vivace il finale invece con la bellissima parata plastica di Navas e il miracolo di De Gea sul tiro a botta sicura di Asensio e, ultima occasione della partita, il pericolosissimo colpo di testa di Sergio Ramos, che è abituato a segnare nelle finali.

 

Il Real Madrid vince perché per 80 minuti si è sentita poco l’assenza di Cristiano Ronaldo: non c’è stato un solo giocatore del reparto offensivo che abbia sfigurato nella perfetta tela ordita da Zidane, e se c’è un reparto dove migliorare è la difesa, o la fase difensiva dei centrocampisti, a tratti gravemente disattenti. Il dato interessante è che il Real Madrid vince perché si rivela superiore al Manchester non soltanto per le superiori qualità individuali, ma anche come organico e come gruppo che, ordinato e compattato dall’eccezionale lavoro del proprio allenatore, conosce la propria forza e sa dialogare creativamente sfruttando al meglio le grandi potenzialità di ognuno. I vincitori dell’Europa League invece non sanno ancora far fruttare al meglio la loro pur grande qualità, perché sono un insieme di campioni fino ad ora assemblati male, che devono ancora ritrovare l’affiatamento e l’identità di gioco che sembrano aver perso insieme a Sir Ferguson. Soprattutto calciatori tra i più costosi del mercato degli ultimi due anni hanno dimostrato di non valere assolutamente le cifre per cui sono stati comprati: Pogba opta spesso per delle scelte individuali che non portano frutto, e Lukaku nonostante il gol è disattento e non fa una grande gara. Ma i cartellini oggi sempre più costosi si rivelano spesso effimeri, quando non illusori del tutto: sono fissati arbitrariamente sulla base di una logica di mercato senza freno, dettata e alimentata da chi ha capacità di denaro illimitate, e non rispecchiano il valore di un uomo, che non si può misurare in moneta. E il Paris Saint-Germain non vincerà la Champions League perché ha dato via centinaia di milioni di euro per una sola persona, ma si farà ridere dietro come l’anno scorso. Se il Real Madrid è ancora la squadra da battere lo deve più che hai suoi campioni all’efficienza raggiunta dall’intero gruppo, lo stesso dell’anno scorso che ha ritrovato Bale, e all’intelligenza tattica e gestionale di Zidane.

Luca Casotto

lASCIA UN COMMENTO

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *