Le squadre favorite per il Mondiale in Russia

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Updated: giugno 1, 2018

Nella stagione in cui le uniche sorprese sono arrivate all’apertura delle uova di Pasqua, abbiamo poche speranze di vedere un mondiale con grossi colpi di scena. La Juve in Italia e il Real in Europa sono lo specchio di uno sport che antepone interessi e potere a tutto il resto, annoiando persino i tifosi delle rispettive squadre le cui feste celebrative hanno ricordato quelle della Nazionale Cantanti dopo la partita del cuore.
Il mondiale tuttavia ha la fortuna di giocarsi ogni quattro anni creando quella sana e spasmodica attesa in 32 paesi, alcuni dei quali contenti già per il solo fatto di essere rappresentati da una nazionale presente all’appuntamento. Secondo noi Russia 2018 sarà affare a quattro, ma ci sforziamo di estendere a otto la cerchia di quelle che possono sognare senza essere accusate di aver assunto sostanze allucinogene.
Tali nazionali sono state divise in quattro mini-fasce. Partiamo dal fondo:

FASCIA 4: Belgio e Uruguay.
Le percentuali di vittoria di queste due formazioni oscillano tra il 2 e il 3%, se sommate. I motivi sono diametralmente opposti. Da una parte abbiamo i primi campioni del Mondo di sempre, che dalla propria hanno storia, tradizione, Cavani e Suarez. A guardare la rosa degli uomini di Tabarez, vien da pensare che abbia più possibilità il PD di raggiungere il 20% alle prossime elezioni. Tuttavia tra loro e gli eterni trombati inglesi preferiamo – anche per questioni di distribuzione geografica – dare credito ai sudamericani. Sul Belgio invece si sono spese già fin troppe parole. La qualità non si discute, ma sono almeno sei anni che ci ripetiamo le stesse cose. Purtroppo non basta avere le figurine per vincere; negli ultimi europei (2016) è partita tra le favorite, finendo per deludere i più. La tradizione non si inventa da un giorno all’altro.

FASCIA 3: Francia e Portogallo
In fascia 3 troviamo due nazionali per le quali parlare di “sorpresa” potrebbe apparire quasi offensivo. Le due finaliste dell’ultimo europeo infatti hanno dimostrato, in modi diversi, di poter stare nel calcio che conta. Il parco giocatori lusitano non è di prima fascia, ma il secondo giocatore più forte della galassia vorrà sfruttare al meglio l’ultimo mondiale della propria carriera. E lui da solo è in grado di compiere qualunque impresa.
I transalpini invece hanno finalmente trovato quel ricambio generazionale che mancava dai primi anni del secolo. Il decennio orribile 2006-2016 è ormai alle spalle. Ora i bleus fanno sul serio, potendosi persino permettere di lasciare fuori Benzema senza troppi drammi. La rosa attuale ha pochissimo da invidiare alle big.

FASCIA 2: Spagna e Argentina
Qui si entra nel cerchio magico delle favorite. A guardare il reparto offensivo albiceleste verrebbe da pensare che non ce n’è per nessuno. Un potenziale così è storicamente difficile da ripetere, considerando anche che il giocatore più forte di sempre sembra essersi risparmiato proprio per questo appuntamento. Qualche perplessità in più invece per un collettivo che fatica a trovarsi nei momenti decisivi. Nei ruoli chiave c’è una bagarre di talento da mal di testa. Beata abbondanza.
Capitolo Spagna: Koke e Diego Costa luciderebbero le scarpe ai Xavi e Villa che furono. La Roja ha ottime qualità individuali e collettive, ma guai ai confronti con la generazione d’oro che, in quattro anni, ha vinto tutto e di più. Con Iniesta, Silva e Isco però anche questa squadra sembra avere qualcosa da dire: non saranno i monologhi di un decennio fa, ma il gioco ha recuperato velocità e imprevedibilità dopo le ultime due figuracce (2014 e 2016). Parte come terza favorita.

FASCIA 1: Brasile e Germania
Non è soltanto la storia a parlare (9 mondiali in due). La Germania vince sempre e questo è un dato di fatto. Il ciclo partito nel 2006 continua con un condottiero che sa quel che vuole; i campioni del mondo stanno dimostrando – da più di dieci anni ininterrottamente – di esserci sempre e comunque. Allo stile tiki taka ereditato dai rivali iberici si è aggiunta quella concretezza tipica di un Paese abituato a raggiungere traguardi importanti in ogni settore. Detentori e favoriti.
Il Brasile invece, dopo un letargo durato quindici anni, è tornato a guardarsi allo specchio senza vergognarsi. Dopo la generazione Ronaldo, Rivaldo, Ronaldiñho e compagnia, si è assistito a un vuoto qualitativo insolito per i pentacampeao. Peccato aver ospitato il mondiale quattro anni fa e non oggi: a guardare la rosa è davvero difficile trovare di meglio. Questo Brasile non è soltanto Neymar. Bentornato.

M.C.

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