Il cielo è giallorosso…

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Updated: marzo 16, 2017

Quando ero piccolo e già giallorosso, quando ancora credevo al Corriere dello Sport e la “cosa” verde che intravedevo dal terrazzo di casa di Nonno ero convinto fosse il prato dell’Olimpico, e non la scritta gigante del Policlinico Tor Vergata, andava di moda una bellissima canzoncina, che faceva cosi: “Alza gli occhi al cielo e guarda sta città, è tutta giallorossa e te ne devi annà”. Poesia. La scimmia nuda che balla impallidisce al cospetto. C’era sempre il sole, era sempre 17 giugno, avevamo lo scudetto sul petto, un Re Leone col 18, Fabio Massimo Capello Cavaliere del Lavoro in panchina e, soprattutto, c’era la sensazione che il meglio dovesse ancora arrivare. Ma poi si cresce, si scopre che il Re Leone ci aveva donato i suoi ultimi ruggiti per regalarci il sogno più grande, che Fabio Capello tanto cavaliere non era, e che quella squadra alla fine aveva vinto molto meno di quanto meritasse. In più, qualcuno, forse ancora scosso dal fatto che poco tempo prima c’era stato un copia e incolla ante internet, il taglia e cuci più grande della storia, si permise di ribattere a quel capolavoro della musica leggera italiana tutta, con un tanto brutto quanto offensivo : “E te credo, er cielo è biancazzuro”. Che poi non s’è mai capito se loro fossero “biancoblu”, “biancazzuri”, “biancheccelesti”, nerazzurri e quant’altro. Fatto sta che c’avevano risposto. E pure male. Ma il fiume della realtà scorre verso la giustizia, tu siediti sulle sponde e aspetta, aspetta tifoso romanista, non perderla mai la speranza, che il palo di Ruggiero del ’91 qualcuno prima o poi lo ribadirà in rete, ci sarà sempre un’altra occasione, un’altra finale, un ritorno. Già, un ritorno. Anche da Lione, dove pensavi di aver fatto il tuo dovere, anzi anche il doppio(passo), nel 2007, dove nous se l’eravamo veramente magnati, dove la Gallia era stata conquistata. Invece 10 anni dopo loro s’erano ribellati, ma ci aspettava un ritorno. E proprio prima di quel ritorno il cielo ha parlato, ha messo a tacere quelli che non sanno di che colore sono, e ha rivelato a tutti la verità: “Il cielo è giallorosso”. Già, the sky, Sky, il cielo, tifa Roma. Il cielo ha parlato, il cielo ha deciso di riempire d’amore, di passione, di sentimento uno stadio che da troppo tempo ne era vuoto. Non ci sarà il cuore di quell’amore, perché la Curva Sud manca maledettamente a tutti, ma conosciamo il dolore di questa scelta forzata, infatti il cielo la rispetta: biglietti dimezzati solo per Tevere e Monte Mario. Il cielo ha spazzato via ogni dubbio, ma d’altronde, se il Divino è giallorosso, noi lo dovevamo già sapere che anche il cielo tifa Roma.

Emanuele Taraborelli

 

3 commenti

  1. FABIO

    16 marzo 2017 at 20:47

    BELLA FRATE’!…

  2. Luca Casotto

    19 marzo 2017 at 21:38

    è ‘n piacere quanno se leggono penzieri scritti co passione e co competenza, quasi quasi se potrebbe penzà che esisteno ancora tifosi veri e veri amanti der carcio, che vale ancora la pena de portà i regazzini a lo stadio pe insegnaje quarche cosa de bono, che oggi nun è propio tutto da buttà. Certo, er cielo nun è propio giallorosso seconno me, però… gran bell’articolo!!

  3. Niccolò Rocca

    4 aprile 2017 at 22:07

    Con la collaborazione di Luca Vescovone detto er frocione

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