Champions ed Europa League: il calcio di figli e figliastri

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Updated: marzo 22, 2017

Una stessa amministrazione, due competizioni: fra di esse un abisso in tutti gli aspetti.

Quando sul pianeta Terra è scattato l’allarme crisi dagli Usa all’Italia è accaduta semplicemente una cosa: i ricchi sono diventati ancor più ricchi, i poveri ancora più poveri. È un po’ quanto accaduto nel Vecchio Continente ed il mondo del football. Quando l’ex Coppa Uefa è diventata Europa League aveva già lentamente visto sbiadirsi tutto il suo appeal che davvero rappresentava una validissima alternativa alla storica Coppa dei Campioni. Il motivo è molto semplice: sino alla metà degli anni 90’ la competizione massima per club era disputata esclusivamente da coloro le quali vincevano il campionato, tutte le altre entravano nella seconda competizione continentale.

Un sistema di distribuzione che in alcune stagioni rendeva il tabellone della Uefa quasi più ricco di quello della Champions: da un lato la coppa dalle grandi orecchie non perdeva l’appeal storico di trofeo più ambito, dall’altra la Uefa manteneva altissima la propria attrattiva con un roster di tutto rispetto. Tornando al paragone iniziale, è successo questo: le prime 3-4 di ogni massimo campionato sono passate tutte nell’attuale Champions League, gli “scarti” hanno finito per popolare una Europa League sempre più mesta.

Il pessimo risultato di chi ha portato a questa “involuzione” più che rivoluzione, trova riflesso anche e soprattutto nella suddivisione dei premi in danaro riservati alle due competizioni. Il dato più eclatante è riscontrabile nei fatidici “30 milioni”: per portarseli a casa in Europa League è necessario addirittura vincere la competizione, in Champions è sufficiente qualificarsi ai gironi. Il giro di sponsor, diritti tv, botteghini, marketing e merchandising legati all’una e all’altra competizione viaggiano su binari paralleli e la strada che si sta percorrendo porta sempre più verso un allargamento della forbice.

Di conseguenza anche le squadre che vi partecipano portano a snobbare la competizione “B”, soprattutto in Italia: un fattore che incide non poco sulla spettacolarità delle partite, sugli spalti vuoti e sulla vendibilità di un prodotto mediatico sempre meno vendibile e spendibile. Persino vincere o perdere una partita, in Champions o Europa League, comporta un divario netto: allora tornano d’attualità le parole del Presidente del Napoli De Laurentiis, circa la creazione di una Superlega Europea. Proposta snob, ma che calerebbe il velo di ipocrisia che la Uefa ha posto su due competizioni che viaggiano su sentieri sempre più divisi, con tutte le attenzioni rivolte esclusivamente alla Champions.

L’Italia dalla prossima stagione tornerà a qualificare ben quattro squadre in Champions League, direttamente e senza nemmeno passare dai preliminari. Un evento positivo da un lato, ma che creerà ulteriore malumore e scarso interesse verso l’Europa League. Il quadro dei quarti di finale di questa stagione è desolante: il solo Manchester United tiene alta l’attenzione su un torneo che altrimenti vedrebbe l’indifferenza totale anche dei media. Un paradosso per chi decise di allargare ai club dei Paesi più disparati l’accesso all’Europa: il risultato di quando si pensa prima ancora che al calcio, alla sua politica.

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